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La saggezza dell’assenza di sforzo

Chi di noi è costantemente impegnato e attivo fatica a immaginare di condurre una vita più tranquilla.

Vivere significa darsi da fare, fare accadere le cose, tentare di stare al passo, vincere l’inerzia, cercare di stare dietro a tutto. Un approccio teso a evitare ogni sforzo a molti sembrerà assurdo.

Tuttavia, se sei questo tipo di persona, osserva come sei teso per gran parte della giornata. Hai la mascella serrata, un senso di costrizione al petto, sei stanco per tutti gli impegni a cui ti dedichi, la vita ti sembra una lotta o una maratona.

Come ti sentiresti se invece nella vita fossi più sciolto, rilassato, fiducioso, arrendevole?

Esploriamo questo approccio e vediamo quali possibilità apre.

Ma, prima di cominciare, dirò a chi non si rivolge questo articolo: non è per le persone a cui invece gioverebbe sforzarsi un po’ di più. Se sei già rilassato e godi di ampia libertà nella vita ma non hai la minima voglia di scomodarti a intraprendere nuove sfide, questo articolo non fa per te. Nel tuo caso un po’ di sforzo in più non guasterebbe, il giusto approccio per te consisterebbe nel trovare il livello di sforzo ottimale, né troppo né troppo poco.

Cosa significa non sforzarsi

  • È difficile spiegare cosa voglia dire non sforzarsi, perché significa descrivere un’assenza. È come cercare di descrivere il vuoto, che si può definire solo in base a qualcosa che non c’è.

Procediamo quindi facendo qualche esempio concreto dell’assenza di sforzo

  • Meditazione. In questo caso lo sforzo consiste nell’impiegare una gran quantità di energia per mantenersi concentrati su un punto, sentirsi frustrati quando l’attenzione si sposta, innervosirsi cercando di fare le cose per bene. La meditazione senza sforzo consiste invece nel sedersi in maniera rilassata, prestare attenzione a quello che succede nell’istante presente, notare se l’attenzione e i pensieri divagano, osservare per un attimo i pensieri con la curiosità con cui si guarda una nuvola passare e poi ritornare al momento presente. Lo sforzo non è nullo, ma è molto ridotto.
  • Scrittura. Un approccio senza sforzo può essere il seguente: fai una passeggiata e abbi fiducia che si presenterà qualche soggetto su cui scrivere. Poi siediti in un posto tranquillo senza distrazioni e lascia che le parole sgorghino. Certe volte non ti verrà in mente nulla, allora siediti per un attimo e respira, finché ti verrà un’idea. A quel punto lasciala fluire spontaneamente dalle tue dita. Anche in questo caso lo sforzo non è nullo, ma la tensione è sicuramente minore.
  • Progetti: Coinvolgi altre persone nel progetto, definitene la struttura e riunitevi. Trasformatelo in un gioco. Stabilite cosa fare fra una riunione e l’altra e fissate l’incontro successivo. In ciascun passo del percorso potete metterci allegria e creatività. Prendete decisioni spontanee scegliendo con il cuore e confidando in voi stessi. Il progetto comincerà a crescere come un giardino ben curato.

Questi sono solamente esempi di come possa essere un approccio privo di sforzo, non di come debba essere. A dire il vero, nella pratica sarà quel che sarà, compreso un pizzico di sforzo.

Vedere la saggezza nell’assenza di sforzo

Non sforzarsi non significa solo semplificarsi la vita, anche se questo è un innegabile vantaggio. È certamente vero che le cose procedono con più naturalezza e rilassatezza e meno fatica, ma c’è ben di più.

Quanto ti rilassi e smetti di sforzarti emerge qualcosa di nuovo, non soltanto un risultato diverso, ma anche una diversa saggezza.

Nell’esempio sulla meditazione riportato sopra, usando il primo metodo descritto, quello basato sullo sforzo, si può anche migliorare moltissimo la capacità di attenzione focalizzata. Rinunciando allo sforzo, come nel secondo metodo, si ottiene invece accesso a una parte di sé fiduciosa che si relaziona con il mondo in maniera diversa e ne coglie la bellezza così com’è, riconoscendosi come parte integrante di quella meraviglia che vive e respira.

E se provassimo a coltivare questa stessa relazione con la vita, rilassandoci un po’, forzando di meno e reclamando il nostro posto nel flusso della vita?

In pratica

Se questo approccio ti incuriosisce e pensi che potrebbe esserti utile, potresti domandarti come metterlo in pratica. Ottimo! Ecco qui, basta chiedere. 🙂

Il primo passo consiste nel notare quando ci si sta sforzando. Nella cosa in sé non c’è nulla di male o sbagliato, cerca solo di far caso allo sforzo, alla tensione, alla fatica che stai avvertendo. Da quale paura sei guidato? Riesci semplicemente ad accogliere l’esperienza della paura?

Ora fermati, respira per qualche istante e rilassa il tuo corpo. Sii pronto ad accogliere tutto ciò che si manifesta sul momento: le emozioni, la paura di essere rimasto indietro, i pensieri, il desiderio di mettersi a fare altro, il cinguettio degli uccelli in lontananza.

Stai a vedere cosa emerge in questa condizione di rinuncia allo sforzo. Abbi fede che stare rilassato e immobile respirando profondamente, farà affiorare qualcosa. Un’idea, maggiore chiarezza, una scelta spontanea, qualcosa che ti chiama.

Qualsiasi cosa sia, fidati. Falla emergere e sviluppala. Potresti sentirti ispirato ad agire a questo punto, ma fallo in maniera rilassata seppur con dedizione. Ci vorrà pratica, ma anche in questo caso non sforzarti – rilassati e lasciati fluire in essa più e più volte.

Autore: Leo Babauta

Traduzione: Zen Habits in italiano

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