Ho ricevuto diverse mail da lettori che mi chiedono come essere compassionevoli nei confronti degli altri senza sobbarcarsi tutta la loro sofferenza. Aprire il proprio cuore agli altri può essere emotivamente oneroso se si prova il loro stesso dolore.
È una domanda fantastica perché dimostra:
- La consapevolezza che bisogna stabilire dei confini quando si entra in rapporto con gli altri
Esaminerò brevemente questi due punti per poi parlare di come trovare il giusto equilibrio fra apertura e confini emotivi.
La volontà di essere compassionevoli e aprire il proprio cuore
Può essere difficile aprirsi agli altri quando si comportano in modi che ci innervosiscono o quando le loro idee sono molto diverse dalle nostre. Ma anche quando non è questo il caso, aprire il proprio cuore ad avere compassione per chi sta soffrendo non è sempre facile perché nel mondo c’è talmente tanta sofferenza che ci si può sentire sopraffatti.
Cominciamo col dire che non siamo in alcun modo obbligati ad avere compassione per gli altri. Possono bastare l’amore per noi stessi e la capacità di provare soddisfazione e stupore per il mondo che ci circonda. Tuttavia, aprire il nostro cuore e amare il prossimo è un’opportunità straordinaria!
Inoltre nessuno dice che dobbiamo essere aperti agli altri per tutto il tempo. Possiamo provare ad aprire il nostro cuore anche per poco tempo alla volta, se è il massimo che riusciamo a fare. Gradualmente svilupperemo la disposizione ad aprirci per più tempo, e questa acquisizione della capacità di provare amore più spesso è un’esperienza arricchente.
La prima cosa da fare è verificare con sé stessi la propria disponibilità: ho intenzione di aprire il mio cuore alle altre persone nella mia vita? Vorrei provare compassione per la sofferenza altrui – che si tratti di persone che conosco o della gente che soffre nel mondo? La mia risposta cambierebbe se non fossi costretto a sobbarcarmi la sofferenza altrui?
Rifletti su quali sono le tue intenzioni.
Fissare dei confini emotivi per proteggersi
Molta gente rinuncia all’intenzione di essere compassionevole perché la vede come una cosa difficile, schiacciante e opprimente. E quindi si nega questa possibilità.
Ma se invece potessi provare compassione senza sentirti schiacciato e senza assumerti il peso delle sofferenze altrui? Vedresti questa possibilità sotto un’altra luce e magari la coglieresti?
Si tratta di riconoscere che hai dei limiti e che non vuoi che questi limiti siano superati sovraccaricandoti di emozioni problematiche per tutto il tempo.
Potresti per esempio mantenere aperto il tuo cuore finché te ne senti capace e poi prenderti del tempo per te stesso, per ricaricarti e nutrire lo spirito?
Riusciresti a provare compassione senza caricarti il peso della sofferenza?
Ti sembra una soluzione che potrebbe andare bene per te?
Trovare la via dell’equilibrio
Avendo riconosciuto quali sono i tuoi limiti, e con l’intenzione di essere più aperto e compassionevole, quale potrebbe essere il giusto equilibrio fra queste due esigenze?
Se hai deciso di aprire il tuo cuore ad altre persone presenti nella tua vita, e queste (magari involontariamente) ti feriscono, riesci per esempio a riconoscere il fatto che provi dolore e a prenderti il tempo necessario per guarire le ferite? Riesci a concederti del tempo per dare amore e comprensione a te stesso, per accogliere il dolore e perdonare, prima di aprire di nuovo il tuo cuore? Con la pratica potresti riuscirci in mezz’ora o un’ora, ma se necessario potresti metterci anche più giorni.
Con questo sistema, il tuo cuore non dovrebbe essere aperto, esposto e vulnerabile per tutto il tempo. Potresti aprirlo quando senti di averne la capacità, ma anche riconoscere i momenti in cui devi proteggerti e prenderti cura di te stesso. Non è “o tutto o niente” in nessuna delle due direzioni. Navigare in queste acque è una capacità che si può acquisire con la pratica.
Se vuoi essere compassionevole nei confronti di qualcuno che soffre, puoi indirizzargli il tuo amore senza il bisogno di ricreare tutta la sua sofferenza dentro di te? Quando io, per esempio, penso alle persone che vivono in paesi distrutti dalla guerra, riesco a vedere la loro sofferenza e a desiderare ardentemente che essa termini senza però provare angoscia dentro di me. Provaci: riesci a pensare a qualcuno che sta attraversando un brutto momento e ad augurarti la felicità di questa persona senza addossarti tutta la sua sofferenza?
Questo sincero desiderio che gli altri siano felici, trovino la pace e soffrano di meno è un modo per dispensare amore senza dover soffrire a propria volta. Personalmente mi sento addolorato quando vedo gli altri soffrire, ma non è un dolore intollerabile e non prosciuga completamente le mie energie. Lo posso provare ripetutamente e riesco ad arrivare ad apprezzarlo, persino ad amarlo.
In definitiva, trovare la via dell’equilibrio significa aprire il tuo cuore ed esporlo alla sofferenza senza esserne completamente sopraffatto e senza sacrificare completamente te stesso. E mentre percorri la tua via, sii disponibile a sperimentare, sbagliare e imparare strada facendo.
La vita come addestramento continuo
21 luglio 2022
Ogni giorno compiamo una serie di azioni che a lungo andare addestrano la nostra mente.
A volte l’addestramento avviene in modo intenzionale, ad esempio quando meditiamo, pratichiamo la concentrazione, ci imponiamo di andare in palestra, resistiamo alle tentazioni, ecc.
In gran parte però la mente viene plasmata in modo inconsapevole: quando spegniamo la sveglia, stiamo sui social per mezz’ora, ci rimproveriamo per qualcosa che non abbiamo fatto ma dovremmo, è probabilmente perché siamo già addestrati a questi comportamenti, e ad ogni ripetizione li rinforziamo.
Non lo sto facendo notare per farti sentire in colpa, non voglio giudicare male nessuno per le abitudini acquisite, sa il cielo che tendiamo già a colpevolizzarci abbastanza da soli.
Lo faccio notare affinché tu possa cogliere l’opportunità di scegliere con consapevolezza e intenzionalità il modo in cui ogni giorno addestri la tua mente. Questo approccio può cambiare radicalmente il modo in cui facciamo le cose e, di conseguenza, i risultati che otteniamo.
Qualche esempio:
- Appena sveglio controlli messaggi e social media? Potresti invece dedicare quel tempo a meditare o a tenere un diario. Oppure a pianificare la giornata o a fare stretching.
- Passi i momenti di pausa a guardare video? Perché invece non fai stretching o una breve passeggiata? Oppure potresti leggere un libro, se ti sei ripromesso di leggere di più.
- Se passi le giornate alternandoti costantemente fra impegni e molteplici distrazioni, potresti invece esercitarti a concentrarti su un’unica attività alla volta.
- Butti i vestiti a terra quando ti spogli per farti la doccia o per cambiarti? Pensa a metterli subito al loro posto e comincia a mettere ordine nella tua vita.
- Se fai ogni cosa frettolosamente come se non vedessi l’ora di finirla, perché invece non dedichi tutto il tempo, l’attenzione e la cura che ciascuna attività richiede?
- Se tratti le persone come fastidiose interruzioni dal tuo lavoro, puoi invece provare ad ascoltarle con piena attenzione e amore.
- Ribolli di frustrazione per qualcosa che qualcuno ha fatto o detto? Prova invece a lavorare sulle tue emozioni e a vedere ciò che c’è di buono nell’altra persona.
- Rimandi i tuoi incarichi e progetti più importanti per occuparti di quisquilie? Perché non stabilisci una lista di priorità e crei una struttura che sia di supporto nel dedicarti ai tuoi compiti?
- Quando sei stressato mangi senza quasi rendertene conto? Puoi invece guardare al tuo stress con compassione e mangiare con calma, consapevolezza e allegria.
- Se l’esercizio fisico è per te un peso da rimandare o da sbrigare il prima possibile, perché non provi a considerarlo come un momento sacro per prenderti cura del tuo corpo miracoloso e per portare gioia e salute nella tua vita?
- Se sei eccessivamente critico nei confronti degli altri, potresti provare invece ad avvicinarli con curiosità e compassione?
- Ti lamenti riguardo al mondo che ti circonda (te compreso)? Perché invece non provi a essere grato per il miracolo della vita?
Come avrai capito, hai sempre la possibilità di cambiare il modo di vedere e fare le cose.
Serve un alto livello di consapevolezza di ciò che facciamo e di come lo facciamo, ma è una consapevolezza che si sviluppa con l’intenzione e con la pratica. E questo è esattamente il modo in cui apprendiamo qualcosa di nuovo: con l’intenzione e la pratica. Quali aspetti vorresti addestrare in questo momento?
Autore: Leo Babauta
Traduzione: Zen Habits in italiano
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