Mi è capitato di osservare che nella vita passiamo molto tempo a confondere la nostra identità con il nostro corpo. Se il nostro corpo è qualcosa di cui andiamo fieri, ci sentiamo soddisfatti di noi stessi, ma, come più spesso accade, se il nostro corpo non rispecchia certi canoni estetici, pensiamo che ci sia qualcosa che non va in noi. È un argomento su cui si è già scritto molto, quindi non mi dilungherò.
Anch’io non sono immune da questa tendenza: pensare a una parte del mio corpo che mi piace, mi fa sentire meglio, ma più spesso penso ai miei difetti e mi sento insoddisfatto.
A pensarci bene però, è un po’ come rinchiudere la nostra identità nella tazza con cui facciamo colazione. Identificare il nostro valore di persone con il veicolo dell’esperienza.
Il nostro corpo è il ricettacolo della vita. Non ha nulla a che fare con il nostro valore e con la nostra bontà come persone.
Usando un’altra buona metafora si potrebbe paragonare a un’automobile: possiamo passare tantissimo tempo a lucidarla, appiccicarci adesivi, riverniciarla, modificarla, cercare di renderla perfetta. E questo va benissimo, è anche divertente. Però l’auto non è che un veicolo per andare da qualche parte, per portarci in viaggio. Di per sé la macchina non è il viaggio.
I nostri corpi non sono noi e non sono nemmeno l’esperienza. Sono parte dell’esperienza, ma considerarli il centro della stessa, sarebbe come concentrare l’attenzione sull’auto anziché sul paesaggio che vediamo dal finestrino, sulla canzone che suona alla radio o sulla luce del sole che splende su di noi.
Come sarebbe pensare al nostro corpo non come a ciò che siamo o come a una sorta di indicatore del nostro valore e della nostra identità, ma semplicemente come a un involucro della vita e a un ricettacolo di esperienza? Questa prospettiva ci può aiutare a preoccuparci di meno del nostro aspetto, ma anche ispirarci a prenderci cura del ricettacolo, a renderlo più forte e sano, in misura tale da poterci godere il viaggio della vita invece di subire un guasto del veicolo.
Autore: Leo Babauta
Traduzione: Zen Habits in italiano
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