Viviamo gran parte della nostra vita con il pilota automatico.
Saltiamo da un compito all’altro, da un messaggio all’altro, da una riunione alla successiva, da una pagina web alla seguente. Reagiamo per abitudine sempre nello stesso modo a persone e situazioni. E giustifichiamo questo modo di vivere con la scusa che è così che dev’essere.
Nulla di male in questo, ma come sarebbe esplorare altre possibilità?
Cosa succederebbe se, nelle occasioni in cui normalmente inseriremmo il pilota automatico, invece ci fermassimo e ci mettessimo tranquilli?
Se di fronte agli ostacoli che normalmente vedremmo come problemi da risolvere e ai “difetti”, nostri o altrui, che pensiamo debbano essere corretti, riuscissimo a fermarci, a metterci tranquilli e a osservarli con curiosità invece di tentare di intervenire?
Ecco alcuni esempi:
- Qualcuno si comporta male o in maniera maleducata e normalmente il mio pilota automatico mi indurrebbe a giudicare questa persona, a lamentarmene interiormente o esplicitamente, a evitarla o a cercare di risolvere il problema. Invece mi esercito a rimanere calmo e a osservare la mia reazione con curiosità: che sensazioni provo e perché scatto in questo modo? Poi sposto la curiosità sull’altra persona: dal suo punto di vista, che senso ha quello che sta facendo?
- Quando sto procrastinando qualcosa, il mio pilota automatico mi spingerebbe a giudicare me stesso, a sentirmi inadeguato o magari ad evitare di pensare al problema. E se invece mi fermassi e osservassi con curiosità le sensazioni provocate dalla procrastinazione e le paure che potrebbero essere alla radice della medesima? Oppure potrei indagare sul motivo per cui questo impegno è importante per me.
- Se mi lamento o mi sento oppresso da qualcosa – la mia reazione automatica potrebbe essere quella di sbrigare subito la faccenda, sentendomi poi manipolato e inerme. E se invece mi mettessi tranquillo ad osservare il mio bisogno di lamentarmi e il senso di oppressione e impotenza? Potrebbe esserci qualche aspetto della situazione da esaminare, ad esempio che cosa voglio veramente e perché evito di far valere le mie ragioni al riguardo?
Con questo approccio ogni difficoltà diventa un’occasione per esplorare con curiosità e tutto può diventare fonte di crescita, apprendimento e piacere.
Per me questo processo inizia con un momento di calma seguita da una profonda curiosità. Tu che metodo useresti?
Autore: Leo Babauta
Traduzione: Zen Habits in italiano
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