Passiamo la vita a destreggiarci fra impegni e messaggi, riunioni e mail, faccende e commissioni finché non arriva la fine della giornata, per poi ricominciare da capo l’indomani.
Questo è il modo di vivere abituale: sbrigare una faccenda dietro l’altra per concluderla e passare ad altro.
Tuttavia, in tutto questo ci si offre l’opportunità di inoltrarci nella profondità di ogni istante.
Scavare nella profondità di ogni momento è l’essenza della pratica zen. Si inizia risvegliandosi all’istante presente. Per parafrasare il maestro zen Suzuki Roshi, quando la nostra mente insegue i pensieri, ci perdiamo il canto degli uccelli vicini. Ci perdiamo la vita stessa, ma è possibile risvegliarci e diventare presenti a ciò che abbiamo di fronte.
Ma possiamo scendere più in profondità: scrutare ogni momento con curiosità. C’è qualcosa di nuovo che non abbiamo mai notato prima? Cosa possiamo scoprire se prestiamo maggiore attenzione? C’è qualche minuscolo dettaglio in questo momento che la maggior parte del tempo ci sfugge?
Possiamo andare ancora più a fondo: cercare lo stupore in ogni istante, lasciare che il flusso dell’esperienza presente diventi fonte di incanto, meraviglia e profonda gratitudine.
E ancora più a fondo: possiamo risvegliarci alle nostre emozioni, a come cerchiamo di sfuggire loro o congelarle anziché lasciare che facciano il loro corso e seguirne il flusso. Possiamo osservare questa energia emotiva con curiosità e amore.
Scavando ulteriormente: possiamo far sì che l’esperienza del momento e delle nostre emozioni ci dia accesso alla tenerezza e all’apertura del nostro cuore. Quando ci sentiamo frustrati o tristi, possiamo usare queste emozioni per connetterci con la parte del nostro cuore autenticamente afflitta da rabbia e dolore? Riusciamo ad avere accesso alla sconfinata compassione del nostro cuore e all’immensa apertura della nostra mente più ampia?
Ancora più in profondità: riusciamo a renderci conto della fugacità di ogni istante, della verità dell’impermanenza, del fatto che l’esperienza di ogni momento non è altro che l’esperienza del flusso del cambiamento? Se ci rendiamo conto della natura impermanente della realtà, cominciamo a capire che non c’è niente a cui attaccarci e che quando soffriamo è perché cerchiamo di aggrapparci a qualcosa di inconsistente come le nuvole.
Se capiamo questo possiamo anche arrivare a cogliere la sacralità di ogni momento. L’incanto e l’amore presenti nel fluire dell’esperienza. L’immenso dono di essere vivi e svegli. A cosa potrebbe dar luogo questa intenzione di imparare a inoltrarci nella profondità di ogni istante? In che modo possiamo ricordarci di fare questo esercizio?
Autore: Leo Babauta
Traduzione: Zen Habits in italiano
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