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La versione italiana del blog di crescita personale di Leo Babauta

5 principi dello stoicismo e dello zen che ho fatto miei

Sono convinto che si debba fare tesoro di qualsiasi insegnamento utile per trasformarci, ovunque lo si trovi. Ad esempio, i filosofi stoici Epitteto, Marco Aurelio e Seneca sono per me di grande ispirazione.

Nonostante alcune fondamentali differenze, trovo che esistano numerose sovrapposizioni fra lo Stoicismo e il Buddhismo Zen. A seguire elencherò alcuni principi comuni fra Zen e Stoicismo che, se applicati, possono essere dirompenti.

1. Occupati di ciò che puoi controllare

Uno dei principi cardine dello Stoicismo prescrive di concentrarsi su ciò che si può controllare e lasciar perdere il resto. Gran parte della vita consiste di aspetti che sono fuori dal nostro controllo: le opinioni e le azioni degli altri, il tempo atmosferico, quello che succede nel mondo, incidenti, lutti. Troppo spesso permettiamo a tutte queste cose di condizionare la nostra felicità, anche se non possiamo fare nulla per cambiarle.

Pensa quante volte ti innervosisci o ti stressi per qualcosa su cui non hai nessun controllo. Immagina invece di decidere che tutto ciò non ti riguarda, quel che ti riguarda è fare del tuo meglio nel momento presente.

Anche lo Zen insegna a fare del proprio meglio nell’istante presente, con un atteggiamento compassionevole. Trovo che sia un principio semplice, potente e liberatorio.

2. Ricordati che devi morire

Gli stoici pensavano regolarmente al fatto di dover morire. Anche i buddhisti lo fanno — una branca del buddhismo suggerisce di praticare la meditazione in un cimitero proprio a questo scopo e talvolta lo faccio anch’io.

La vita è breve e preziosa e noi la diamo per scontata. Dobbiamo rammentarcelo spesso, in modo da sfruttare al massimo ogni giornata e ogni momento.

3. Ama ciò che esiste

Anche se gli stoici non utilizzavano l’espressione “​amor fati​” (usata da Nietzsche), Marco Aurelio ed Epitteto erano indubbiamente sostenitori dell’idea che dobbiamo abbracciare ciò che accade nella realtà anziché inseguire ciò che vorremmo che fosse.

Scrive Epitteto: “Non devi cercare che gli eventi vadano come vuoi ma desiderare gli eventi come avvengono e così vivrai sereno”.

Questo concetto si ritrova anche nello zen: dobbiamo abbracciare la realtà così com’è, la sofferenza deriva dal desiderare che le cose vadano diversamente.

E se imparassi ad amare ogni momento esattamente com’è? Per riuscirci, devi scoprire la bellezza della vita mentre accade. Comincia dai momenti più facili (una mattina tranquilla, una buona tazza di tè, vedere il volto di qualcuno che ami), poi passa lentamente a quelli un po’ più difficili (una persona negativa, un incarico difficile che ti aspetta). Lascia le cose più dure per ultime, come sfida per quando avrai raggiunto un livello avanzato (morte, malattia, guerra).

4. Contempla la malasorte

Seneca suggerisce un esercizio chiamato “premeditatio malorum,” che consiste nel prefigurarsi le avversità, visualizzando tutto ciò che può andare storto, come in una prova teatrale.

Per esempio, se stai per partire per un viaggio puoi immaginare tutto ciò che potrebbe andare male: perdere il passaporto o i bagagli, venire derubato, perderti, ammalarti. Visualizza tutte queste situazioni come se accadessero davvero e immagina che non siano traumatiche, ma neutre — non ti creano troppi problemi, anzi magari ti è addirittura piaciuta l’esperienza!

Se poi dovesse succedere veramente qualcosa, sarai preparato. Non ti potrà accadere nulla che tu non abbia già sperimentato nella contemplazione! Hai già superato tutto.

In questo modo ci prepariamo, come se facessimo un bagno nell’acqua ghiacciata per prepararci a nuotare nell’Atlantico.

La tradizione zen è invece più orientata alla meditazione sul momento presente, tuttavia quando meditiamo in un certo senso affrontiamo tutto ciò che si affaccia nella nostra mente nell’istante presente (noia, distrazione, disagio, frustrazione, ecc.), così quando queste sensazioni si presentano (inevitabilmente) in un secondo tempo, le abbiamo già affrontate.

5. Allarga la prospettiva

Una forma di visualizzazione che mi piace praticare è quella dell’umanità “vista con gli occhi di Dio”: osservare il genere umano dall’alto come se avesse le dimensioni di una formica.

Questa prospettiva più ampia mi ricorda che:

  1. I miei problemi non sono poi così grandi, malgrado possano sembrarlo; e
  2. Siamo tutti interconnessi anche se ci sentiamo soli.

Così la vita diventa più semplice.

Gli stoici chiamavano questo esercizio “guardare dall’alto”. Dal canto suo, nello Zen esiste una pratica che consiste nel rammentare a sé stessi l’interconnessione del tutto. È la “verità” del reale (in contrasto con l’idea che esiste un sé separato) che ci fa provare un senso di connessione e compassione.

Questi principi, al tempo stesso liberatori e motivanti, mi sono di enorme aiuto nella vita quotidiana. Richiedono pratica, ma il loro valore ti accompagnerà per tutta la vita.

Autore: Leo Babauta

Traduzione: Zen Habits in italiano

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